sabato 13 ottobre 2012

NON SOLO CARTONI: Umberto Eco-Il nome della Rosa

Non sono solo appassionata di cartoni e di fumetti, quindi da oggi in poi parlerò nel blog anche di altre cose, tra cui libri e film con persone in carne ed ossa. Comunque sia, i cartoni e i fumetti rimarranno l'argomento principale, quindi non preoccupatevi.
Il libro che ho letto recentemente è il famosissimo....
Umberto Eco- IL NOME DELLA ROSA
La prima volta che sentii nominare questo famosissimo libro fu in quinta ginnasio (seconda superiore, ma, si sa, al classico si è così bravi in matematica che le classi iniziano in quarta e finiscono in terza),da una mia amica (detta Keroro) molto religiosa. Lei disse che era bellissimo, ma, nonostante avessi ripreso la voglia di leggere romanzi grazie a Harry Potter e i doni della morte e Twilight e New Moon (anche se non sono mai stata una fan ossessionata), non avevo ancora voglia di cimentarmi in letture "troppo difficili" per una ragazza media di 14 anni e mezzo. Diciamo che la mia era un po' pigrizia e la prof d'italiano ci consigliò di leggere due classici Niente di nuovo sul fronte occidentale e Il Fu mattia Pascal, che mi piacquero. 
Ma veniamo a Il nome della Rosa.
Questo libro doveva leggerlo mio fratello l'anno scorso (era in 3^liceo scientifico), ma, siccome odia i libri, non l'ha letto. Io, essendomi diplomata a luglio, ho avuto tutto settembre e buona parte di ottobre libero prima di partire per l'università e quindi, avendo giorni di riposo, ho passato il tempo tra scrivere al computer, disegnare, creare sculturine (avete visto il mio Gumball?), guardare cartoni degli anni '80 e...leggere.
Ho trovato l'edizione di Fabbri Editori del capolavoro di Eco e quindi, non avendo un tubo da fare, l'ho presa e l'ho iniziata a leggere, arrivando spesso a 100 pagine lette al giorno.
"Quando era uscito questo libro, io stavo sveglio fino all'una di notte perchè era un giallo proprio avvincente!" mi dice un amico di famiglia, classe 1962, quindi il libro l'avrà letto a 18 anni (la mia età, dunque).
Allora, la domanda è questa: è il nome della Rosa il capolavoro tanto acclamato? La risposta è sì, per la maggior parte di esso.
Il libro, scritto dal famoso docente di semiotica, è sia un giallo che un romanzo storico. Devo ammettere che io trovo il genere giallo più attraente, mentre il genere romanzo storico ho sempre fatto fatica a digerirlo. Come detto da altri, Eco riesce a rendere appetibile la sua conoscenza da dottore universitario anche alle masse e riesce a creare un perfetto mix tra mistero e periodo storico, descrivendo i fatti del dodicesimo secolo in modo piacevole e integrandoli dentro i discorsi dei personaggi e l'ambiente della biblioteca, in modo da evitare l'effetto da "saggio storico". La storia è avvincente e si svolge in sette giorni (più un prologo e un epilogo): nell'annus domini 1327 Adso, un giovane monaco di Melk, insieme al suo maestro Guglielmo da Baskerville, si fermano in un'abbazia, dove avviene un omicidio ogni giorno e si cerca di scoprire il colpevole. Dall'altra parte, c'è anche da scovare un libro misterioso e per molti andato perduto. Il giallo è ben costruito e il colpevole non si riesce a scovarlo, fino a che non viene svelato da Eco, ovviamente. Nella storia sono presenti anche digressioni storiche o che comunque riguardano il pensiero medioevale del tempo: quella che mi ha colpito più di tutte è durante il terzo giorno. Adso cede alle tentazioni del corpo quando incontra una bella contadina e si mettono a fare l'amore. In seguito,dopo che la contadina se ne è andata lasciandogli un cuore di bue (se non erro), Adso confessa il suo peccato corporale al suo maestro, ma nonostante tutto continua a pensare alla sua bella, anche quando questa verrà mandata al rogo, come strega. Riguardo alla svalutazione del corpo tipica del cristianesimo, il libro la fa comprendere anche a un pubblico moderno: il corpo, soprattutto gli organi interni, viene disprezzato perchè contenitore di sterco e altre sostanze poco piacevoli. Insomma, pur non essendo d'accordo con questa visione medioevale, questa spiegazione mi ha colpito e impressionata, soprattutto perchè molto immediata. I personaggi hanno una personalità ben definita: Adso è un giovane ragazzo ingenuo, Guglielmo è una figura paterna, la donna è vista ancora in chiave sessista, c'è un personaggio (Sebastian?) che parla in una lingua strana, mix di latino e volgare medioevale. Il racconto è scritto in modo credibile, e sembra veramente stato scritto nel medioevo, a volte compaiono delle frasi in latino (lingua che alle superiori, a parte in 5^ginnasio, abbiamo fatto male, soprattutto al triennio, ma che io traducevo spesso grazie alla mia prof di ripetizioni) di comprensione media, ma che potrebbero risultare fastidiose a chiunque non abbia studiato questa lingua a scuola. Per quanto riguarda la prosa di Eco, all'inizio è ostica e serve un po' di tempo per leggerla scorrevolmente, passato quel momento di sfida, il racconto scorre che è una meraviglia. Io all'inizio ho trovato il prologo pesante, poi, quando l'ho riletto, finito il quarto giorno, ho trovato la prosa scorrevole. Quindi, è questione di abitudine, non demordete nè arrendetevi.
*DA QUI IN POI SPOILER:leggete a vostro rischio e pericolo*
Il nome della Rosa sarebbe stato un capolavoro assoluto, se non fosse per il finale. Non so se è per colpa di qualcuno che l'ha sfacciatamente raccontato a circa una ventina di 18-19enni prima della maturità (il che però non mi ha distolto dal leggere il libro), non so se è perchè il finale abbia un sapore troppo hollywoodiano (l'epilogo mi ha fatto pensare ad Edipo che se ne va via, cieco, da Tebe verso Colono), fatto sta che l'ho letto per inerzia, infatti quando faccio una cosa, devo farla al 100%, detesto fare le cose a metà. Comunque sia, il finale mi ha preso poco o niente. Per carità, non volevo il lieto fine, e il finale andava bene nella sua amarezza, però è raccontato nel modo più scontato e banale, poteva venire in mente a chiunque. Poi, ci sono anche delle riflessioni interessanti, in particolar modo sul Secondo Libro della Poetica di Aristotele e sul riso, espressione popolare tanto sottovalutata dalla Chiesa e, attualmente, da tutti i bigotti che odiano i fumetti (sia occidentali che manga). Eco è così bravo da far sembrare veramente che esista ancora una copia del Secondo Libro della Poetica aristoteliana, anche se...ha inventato tutto per la scrittura del romanzo.

In conclusione, Il Nome della Rosa poteva essere un libro perfetto, dato che è scritto molto bene e riesce a confezionare una trama gialla avvincente fino all'ultimo, peccato però per il finale un po' troppo telefonato.
Il libro rimane comunque consigliato a chiunque voglia leggere un classico moderno e imparare qualcosa.


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